Esistono medici legali che stabiliscono punteggi a seconda delle menomazioni subite dall’infortunato, ed esistono tabelle espresse dai tribunali per contabilizzare in moneta corrente quanto l’assicurazione debba pagare per togliersi il fastidio di torno.

Misura X, vale Y, basta moltiplicare X per Y per trovare il valore del danno biologico.

Sembrerebbe sufficiente un ragazzo del liceo per calcolare il valore di un danno biologico, ed è così quando non si tiene conto del fatto che il danno è iniziato molto tempo prima, che il paziente ha impiegato anni per conseguire quel grado di guarigione, che le cose della vita passata non gli sono più permesse, che si deve preparare ad un lavoro nuovo, ad una vita nuova, diversa, da infermo invece che da sano.

Che le assicurazioni facciano di tutto per limitare i risarcimenti è sotto gli occhi di tutti, sono le conseguenze che restano sotto gli occhi dei pochi malcapitati, o sotto i miei che ne vedo a iosa.

Il risarcimento del danno biologico grave dovrebbe servire a permettere all’infortunato una facilitazione per rifarsi una vita, e dovrebbe essere tempestivo, tanto da permettergli fin da quando si trova ancora allettato, di pensare al proprio futuro impegnando il denaro del risarcimento.

Certo, bisogna riconoscere all’infortunato il diritto di pensare al denaro del risarcimento, non come ci pensano gli avidi, ma come ci può pensare un padre di famiglia, per un’abitazione, una attività, ed un po’ di vacanza perché anche lo spirito ha bisogno di riposo.

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